Un Arcobaleno di Emozioni (progetto ABC bambini bene comune)

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Un Arcobaleno di Emozioni (progetto ABC bambini bene comune)

2020-10-14T11:51:06+00:00 News|

Di Silvia Pennacchi, pedagogista

La nostra vita è un susseguirsi di emozioni più o meno intense.

Sono le emozioni che danno senso alla vita.

Se parliamo di emozioni con i bambini ci si può riferire a qualsiasi contesto, ambiente familiare o educativo con il quale entrano in relazione. Si fa riferimento a bambini che stanno crescendo e che devono raggiungere uno sviluppo armonico, un equilibrio tra contenuti ed emozioni in quel dato contesto. Per far ciò è importante conoscere le emozioni e il loro funzionamento.

Quindi, cos’è un’ emozione?

Per spiegare cosa sono le emozioni in ambito educativo ma anche e soprattutto nella quotidianità dobbiamo viverle, per poi riconoscerle e gestirle per poter poi esprimere chi siamo.

Il termine Emozione deriva dal verbo latino “e-muovere” che significa muovere, agitare dall’interno verso l’esterno.

Ed infatti, le emozioni sono associate a reazioni fisiche e comportamentali che si traducono in comportamenti e azioni.

Le emozioni sono risposte organizzate di breve durata che nascono in risposta ad un evento/stimolo esterno (ambiente esterno, relazioni) o interno (vissuto, sogni, elaborazioni interiori) positivo o negativo.

L’ emozione è un linguaggio molto antico che fornisce un’informazione su come stiamo. E pertanto l’ emozione è una risposta (vedere, sentire e accogliere l’ emozione) e non un problema da risolvere ( rifiuto dell’ emozione).

Inoltre l’ emozione è differente dall’ umore e dai sentimenti. La differenza sta nella durata e nell’ intensità.

(Emozione =breve durata e alta intensità; Umore= bassa Intensità e lunga durata)

Le emozioni comprendono l’azione di sistemi fisiologici, cognitivi e motivazionali. Infatti l’emozione è un processo comportamentale, ma anche fisiologico, somatico, nervoso e cognitivo. Pensiamo ad esempio a quando le nostre guance si arrossano per la timidezza o quando piangiamo per la tristezza.

Per poter parlare di emozioni dobbiamo far trasparire le emozioni che proviamo.

In tal senso si parla di armonia, di uno sviluppo armonico derivante dalle emozioni, che influisce sul benessere bio-psico-sociale.

Le emozioni sono primarie e secondarie.

Le emozioni primarie o di base sono: GIOIA, PAURA, TRISTEZZA, RABBIA, DISGUSTO E SORPRESA.

Queste si formano nel sistema limbico del cervello e sono universali e pertanto riconosciute in tutte le culture e sono in comune con altri primati.

Queste emozioni sono innate e si manifestano nel primo anno di vita.

Le emozioni secondarie invece compaiono intorno ai 18 mesi, quando si costruisce la rappresentazione simbolica e pertanto si deve tener conto delle fasi evolutive del bambino.

Queste si formano nella corteccia cerebrale o neocorteccia.

Le emozioni secondarie possono nascere dalla combinazione delle emozioni primarie (ad esempio: gioia + accettazione=amore/amicizia; accettazione + paura=sottomissione; paura + sorpresa= allarme/timore; disgusto + collera= disprezzo, ecc) oppure dall’ influenza che esercita la cultura di appartenenza sulle emozioni primarie o ancora possono derivare dai nostri pensieri e percezioni (esempio : la nostalgia).

Le emozioni secondarie non sono universali, ma tengono conto delle differenze culturali.

Le emozioni sono competenze innate dell’essere umano , cioè presenti già prima della nascita, nel feto e non c’ è bisogno che qualcuno ci insegni a provarle.

Ogni emozione o meglio il modo in cui sentiamo una data emozione è soggettivo.

Inoltre NON ESISTONO EMOZIONI POSITIVE O NEGATIVE! TUTTE LE EMOZIONI SONO LEGITTIME E IMPORTANTI.

Tutte servono a qualcosa, possono essere piacevoli o spiacevoli perché sono un meccanismo dello sviluppo biologico importante per l’uomo, meccanismo precosciente e involontario. Quando si attiva questo meccanismo, il nostro corpo in relazione all’ emozione che stiamo vivendo, si modifica e ci permette di vivere meglio.

A cosa servono le emozioni?
Esse sono un PONTE tra il mondo interno e quello esterno.

Hanno una funzione di comunicazione sociale e di regolamentazione delle interazioni rispetto al mondo esterno e danno un’informazione auto-comunicativa rispetto al mondo interno.

Sono una BUSSOLA e pertanto ci orientano rispetto alle emozioni che fanno star bene e quelle che fanno star male.

Dove nascono le emozioni?
E’ nella RELAZIONE che nascono le emozioni.

I bambini si avvicinano alle emozioni, le provano e le manifestano nel contesto relazionale. La prima relazione interpersonale si verifica quando il feto è nella pancia della mamma. Le emozioni nascono da qui: nella fase prenatale.

Educatori e genitori dovrebbero sapere che i bambini vanno introdotti all’ alfabetizzazione emotiva nel contesto relazionale.

Spesso si parla di sviluppo motorio, cognitivo, del linguaggio, ma raramente di quello emotivo ed allora ci si lamenta spesso dei “problemi comportamentali” dei bambini trascurando la sorgente di questi, cioè il problema emotivo, meglio espresso dal termine vulnerabilità emotiva.

Sono queste ultime a far nascere comportamenti inadeguati, poco consoni ad un modello socialmente condiviso. E’ importante quindi educare alle emozioni.

COMPETENZA EMOTIVA E INTELLIGENZA EMOTIVA

Come è stato sopra detto, la capacità di provare emozioni è innata e quindi già presente nel bambino in utero materno.

E’ attraverso un processo e ALLENAMENTO EDUCATIVO-EMOTIVO (alfabetizzazione emotiva) nella fase postnatale che il bambino, invece può imparare a riconoscere le emozioni, dargli un nome, esprimerle, gestirle e imparare ad autoregolarle. Ciò fa sviluppare l’intelligenza emotiva.

D. Goleman fu tra i primi ad introdurre questo concetto di intelligenza emotiva. Questa è l’insieme di capacità che vanno educate e allenate a partire dalla nascita al fine di diventare competenze emotive e sociali.

Le capacità di cui ci parla Goleman sono: -la consapevolezza
-la padronanza di sé
-la motivazione

-l’empatia
-le abilità nelle relazioni interpersonali

E’ attraverso l’educazione di queste capacità e l’ allenamento di queste abilità che possiamo apprendere ad essere emotivamente intelligenti, imparando ad usare le emozioni e imparando ad agire per scelta e non più a re- agire. Solo l’allenamento trasforma le potenzialità in competenze.

Quindi in riferimento alle cinque capacità di Goleman, si possono introdurre altrettanti ambiti importanti per educare l’intelligenza emotiva che sono:

CONOSCENZA DELLE EMOZIONI (riconoscere e dare un nome alle proprie emozioni, autoconsapevolezza)

ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI (manifestare le emozioni con o senza comunicazione verbale e non verbale)

ACCOGLIENZA DELLE EMOZIONI (saper ascoltare se stessi e accogliere tutte le emozioni anche le più spiacevoli e legittimarle)

CONTROLLO DELLE EMOZIONI (capacità di controllare ciò che si prova, padronanza di sé)

MOTIVAZIONE (saper dominare le proprie emozioni per raggiungere un obiettivo)

COMPRENSIONE DELLE EMOZIONI (cause della nascita di una o più emozioni)

EMPATIA (riconoscer le emozioni altrui e connettersi con l’ altro a partire dall’ ascolto)

GESTIONE DELLE EMOZIONI (regolazione delle emozioni, abilità sociali, comportamenti pro-sociali, strategie di autoregolazione)

Come si è detto, l’intelligenza emotiva si fonda dalle e nelle relazioni. Relazioni con gli altri esseri viventi tutti e prima di tutto con noi stessi.

Siamo prima di tutto noi adulti a dover accogliere le nostre emozioni, le nostre vulnerabilità e fragilità come risorse per lavorare su di noi e con noi stessi. Ciò ci consentirà di comprendere gli altri e i nostri bambini.

Il bambino osservando come l’adulto gestisce le emozioni capisce che è umano anche sentire fatica, paura o tristezza e che è legittimo.

Questo argomento vuole trattare il benessere visto non come “l’essere sempre felici” , ma come saper accogliere, riconoscere e comprendere quella data emozione e saperla gestire con proprie strategie.

RUOLO DELL’ ADULTO

L’ adulto deve ACCOMPAGNARE il bambino così com’è, con tutte le emozioni che ha dentro e lo deve fare con i propri tempi e deve essere legittimato a manifestarle con il proprio modo.

Dovremmo conoscere le tappe evolutive del bambino per poter capire che non possiamo pretendere che il bambino si autoregoli e riesca a comprendere tutte le emozioni insieme e per poter prevenire delle vulnerabilità. Quindi sviluppo e accompagnamento vanno di pari passo.

Bisogna PARLARE con i bambini e cogliere i loro bisogni. Per farlo l’adulto deve OSSERVARE.

I bambini devono prendere consapevolezza delle proprie emozioni e per prima cosa lo devono e lo possono fare, VIVENDOLE nella quotidianità.

L’ adulto deve favorire ed esporre il bambino alle emozioni. I bambini vanno accompagnati a riflettere sul comportamento corretto per poter essere consapevoli di cosa li fa star bene e ciò che li fa star male.

L’ adulto deve porsi delle domande nella sua osservazione senza fermarsi al prodotto, ma studiare il processo di una data situazione.

Per far sviluppare bene le emozioni c’ è bisogno di accoglienza e di allenamento.

Mai evitare le emozioni. Molti genitori eviterebbero ai propri figli tutte le emozioni spiacevoli.Non è evitando un fatto negativo che si superano le difficoltà, ma attraversandolo. Quindi si dovrebbe aiutare il bambino a sviluppare proprie strategie di regolazione e gestione delle emozioni.

E’ inoltre con l’ APPRENDIMENTO OSSERVATIVO che i bambini osservano come le altre persone esprimono le emozioni. La loro osservazione è inizialmente casuale, ma poi diventa consapevole. Con il tempo capiranno le regole sociali. Il comportamento influirà sulle reazioni altrui e quindi inizieranno ad autoregolarsi.

E’ l’ambiente che modula le risposte emotive del bambino.

Quindi l’ADULTO ha un RUOLO ATTIVO nella RELAZIONE con i bambini nell’ allenare la comprensione e la gestione dei comportamenti problematici, controllo degli impulsi e l’empatia attraverso l’alfabetizzazione emotiva.

Si ricorda che TUTTE le emozioni sono accettabili e legittime, ma non TUTTI i comportamenti!

Infatti come afferma Galimberti “Oggi l’educazione emotiva è lasciata al caso…ci sono maggiori problemi emotivi nelle nuove generazioni. E questo perché oggi i giovanissimi sono più soli e più depressi, più rabbiosi e ribelli, più nervosi e impulsivi, più aggressivi e quindi più impreparati alla vita, perché privi di strumenti emotivi fondamentali per avere autoconsapevolezza, autocontrollo, empatia, senza i quali non saranno capaci di ascoltare, risolvere conflitti e cooperare”

Ecco perché è importante sviluppare e allenare la competenza emotiva che contribuisce a creare una buona AUTOSTIMA, cioè sentirsi capace di padroneggiare i propri stati emotivi, avere fiducia in sé stessi, affrontare gli stati emotivi spiacevoli senza andare in pezzi e quindi essere consapevoli delle proprie fragilità, accettarsi, perdonarsi e rivalutarsi.

Dobbiamo tener presente che i bambini sono esseri complessi e profondi e l’adulto deve fare un grande lavoro osservativo, allargare lo sguardo e sospendere il proprio giudizio, essere base sicura per il bambino.

L.E. Shapiro afferma “Quando i bambini sanno di essere capiti e di poter affidarsi ai genitori per superare gli alti e bassi della vita, sviluppano un senso di sicurezza e fiducia in sé e ciò è la base della propria autostima… I padri e le madri capaci di comunicare efficacemente con i propri figli sin dalla più tenera età hanno maggiori probabilità di crescere giovani ben adattati e meno soggetti a disturbi emotivi e relazionali diffusi sempre di più oggi tra gli adulti.”

STRATEGIE DI ALLENAMENTO EMOTIVO

  • Sintonizzarsiconglistatiemotivideibambinieconvalidarlianche se spiacevoli senza temere che si possa creare un trauma o un danno
  • Accettaretutteleemozionisenzavolerperforzamodificarle
  • Annullareilgiudizio
  • Ricordarsichegliadultisannousareillinguaggiopercomunicarele proprie emozioni. Invece i bambini usano il pianto ad esempio, perché non hanno ancora maturato sufficienti competenze linguistiche cognitive ed emotive per comunicare in altro modo ciò che provano
  • “Saperriconoscerequellocheilbambinoprovanonsignificaessere sempre d’accordo con lui significa piuttosto essere insieme a lui” Rossini-Urso
  • “Rispettaretutteleemozionidiunbambinosignificapermettergli di sentire chi è di prendere coscienza di se stesso in quel preciso momento. Significa considerarlo soggetto unico, PERSONA… significa anche aiutarlo a realizzarsi a prendere coscienza delle sue risorse, potenzialità come delle sue mancanze” I. Filliozat
  • Cercaredinonminimizzareesvalutareciòcheprovailbambino con frasi tipo “non è successo niente”, “non c’è bisogno di piangere”, ma supportare il bambino nella gestione delle emozioni attraverso l’empatia, il contenimento e la rassicurazione. Altrimenti il bambino capirà che evitare quella data emozione è giusto, ma sappiamo che OGNI EMOZIONE VA ATTRAVERSATA
  • Accogliere le emozioni del bambino rassicurandolo che non durerà per sempre, ponendosi in ascolto con empatia. Ogni bambino ha bisogno di sentirsi visto e capito
  • Per il bambino è importante il RISPECCHIAMENTO EMOTIVO, base dell’educazione emotiva. L’ adulto in questo caso fa da specchio a ciò che il bambino prova, rimandandogli la sua emozione attraverso il dialogo e la narrazione, parole con cui il bambino può comprendere meglio ciò che gli sta accadendo, il perché, prova quella data emozione, ma che essendo ancora immaturo fa fatica a comprendere, nominare e comunicare in modo socialmente adeguato. Ciò permette di RIELABORARE la propria esperienza.
  • Aiutare il bambino ad acquisire un LESSICO emotivo
  • L’adulto fa da GUIDA al bambino nell’esprimere e regolare le emozioni.
  • Tutte le emozioni sono ACCETTABILI, ma NON tutti i COMPORTAMENTI. Quindi l’adulto deve dare valide ALTERNATIVE socialmente adeguate
  • Rispettare i tempi del bambino. Occorre costanza, ripetizionee pazienza per arrivare all’autoregolazione
  • CONTENIMENTO: i bambini hanno bisogno  di sentirsi contenuti da un adulto capace di pensare e di reggere le loro emozioni, regolarle e dare valide alternative di comportamento. Senza regolazione dell’adulto i bambini non potranno imparare da soli le strategie di gestione emotiva.

Infatti nei primi anni di vita prevale l’ETEROREGOLAZIONE, cioè il bambino regola le proprie emozioni attraverso il supporto dell’adulto con il quale ha un buon legame di attaccamento, una BASE SICURA. Con il tempo si arriverà all’ AUTOREGOLAZIONE.

Un ottimo strumento di contenimento è l’ HOLDING, cioè il contatto fisico rassicurante che può calmare i bambini nelle crisi di rabbia, in caso di ansia, agitazione, tristezza e angoscia. I bambini rimangono spaventati dalla perdita di controllo e dalla tempesta emozionale e quindi sapere che il legame con l’adulto e più forte li rassicura. L’holding non è necessario con tutti. Dobbiamo osservare il bambino per poi valutare l’intervento.

Holding o altre strategie come mettere parole o usare la scatola della calma si utilizzano a seconda dell’intensità dell’emozione e a seconda del bambino. Ogni bambino è diverso.

L’importante è ESSERCI ed evitare di ignorare quelli che comunemente chiamiamo “capricci” o crisi, perché è proprio in questi momenti che il bambino ha più bisogno dell’aiuto dell’adulto.

“L’adulto deve fare bene il adulto se si vuole che il bambino impari a fare bene il bambino” Nicolodi

  • L’adulto deve essere il primo ad avere uno stato di calma, deve essere gentile e tranquillo e saper reggere di fronte alle difficoltà.
  • Cercare di non proiettare i propri vissuti personali sul bambino e pertanto è bene lavorare su se stessi
  • Ricordare che il cervello del bambino è immaturo e che il processo maturazionale del cervello si completa intorno ai trent’anni.
    Nei bambini nei primi anni di vita prevalgono gli impulsi primitivi quindi crisi di rabbia, agitazione, aggressività, emozioni molto intense proprio perché il cervello deve ancora crescere e svilupparsi

-Emozione = Azione (“di pancia” nei bambini della fascia 0/6)

-Emozione = Pensiero Razionale (che regola l’azione negli adolescenti e adulti…o perlomeno si spera)

I bambini della fascia 0/6 non sono in grado di usare la metacognizione che si presenta a partire dai 7 anni, cioè la capacità di usare il pensiero per modulare gli stati emotivi e riflettere sulle azioni e su se stessi.

Pertanto nei più piccoli in special modo nei bambini 0/3 le emozioni arrivano in modo totalizzante e loro non sanno cosa siano. L’adulto deve accompagnarli nella conoscenza e nell’attraversamento delle emozioni tutte, facendo capire che è tutto normale e che vanno accettate, legittimate (anche quelle spiacevoli). Hanno bisogno di sapere che non sono da soli e che le emozioni non vanno evitate ma attraversate. Ciò rafforza la relazione di fiducia.

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